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Plantacquario da 180 litri

Il mio primo plantacquario da 180 litri netti - totalmente fai da te

Con questo acquario ho ripreso la mia passione per l'acquariofilia dopo tantissimo tempo. Ho voluto realizzare un plantacquario con tantissimo fai da te.
Un acquario artigianale in vetro float dallo spessore di 10 millimetri e misure 100x40x55h, incollata con silicone specifico di colore nero Dowsil 881.
Come supporto ho utilizzato un mobile commerciale per evitare di costruirlo non sufficientemente robusto, visto il peso di circa 230 Kg. Ho utilizzato il mobiletto Juwel Rio 180 di colore marrone.
​Come filtro ne ho scelto uno esterno Askoll Pratiko 400 new generation abbinato ad un pre filtro Sun Sun HW-603. Ho acquistato anche un termoriscaldatore Askoll da 300W e un impianto di CO2 ricaricabile Askoll.
Invece per l'illuminazione ho deciso di costruire una plafoniera con led Cree.
Acquario artigianale
Acquario artigianale
Mobile Juwel Rio 180
Mobile Juwel Rio 180
Plafoniera a led Cree
Plafoniera a led Cree
Filtro Askoll | Prefiltro | Impianto CO2
Filtro Askoll | Prefiltro | Impianto CO2

Guida plafoniera a led fai da te

Tubolari in alluminio
Tubolari in alluminio
Foglio in alluminio
Foglio in alluminio
Led Cree
Led Cree
Centralina alba/tramonto
Centralina alba/tramonto
Giunti a T in plastica
Giunti a T in plastica
Dissipatori
Dissipatori
Collegamento dei led
Collegamento dei led
Display LCD e pulsanti
Display LCD e pulsanti
Per la costruzione della plafoniera ho utilizzato i seguenti materiali:
  1. Tubolari quadrati in alluminio larghi 2 centimetri e con spessore lamellare di 1 millimetro;
  2. Quattro giunti a T, in plastica, di colore nero;
  3. Foglio di alluminio 100x40 cm, spesso 2,5 millimetri;
  4. Viti autoperforanti;
  5. Dissipatori professionali in alluminio;
  6. Cavo elettrico per il collegamento dei led e pasta termica;
  7. Led Cree XR-E Q5, varie gradazioni Kelvin;
  8. Coperchio in plexiglass bianco con feritoie, lastra in plexiglass trasparente a protezione dei led, più supporti in plexiglass, rispettivamente da 5, 2 e 10mm;
  9. Alimentatore a 24 volt più centralina alba/tramonto con display LCD e pulsanti per la regolazione del fotoperiodo.
Entriamo nel dettaglio della guida alla costruzione della plafoniera led.
​Per prima cosa ho tagliato i profili di alluminio quadrati su misura e li ho uniti fra loro con i giunti in plastica utilizzando del silicone.
Poi ho fatto tagliare il foglio di alluminio della misura che mi serviva e ho disegnato sulla pellicola di protezione una griglia per individuare facilmente la posizione dei led. Per fissare bene i led ho utilizzato della pasta termica ma ho eseguito anche dei fori, con un comune trapano, in modo da avvitare delle viti. Allo stesso modo ho fissato i dissipatori nella parte superiore della plafoniera.

Griglia su foglio di alluminio
Griglia su foglio di alluminio
Fissaggio dei led
Fissaggio dei led
Led
Led
Dissipatori
Dissipatori
Dopo aver fissato i led al pannello di alluminio ho provveduto a saldare tutti i contatti con lo stagno, lasciando alle estremità il positivo e il negativo di ogni linea di led. Ho montato la centralina per l’alba e il tramonto e ho collegato tutti i poli positivi e negativi ad un connettore jack femmina da 3,5. In questo modo ho potuto posizionare l’alimentatore fuori dalla struttura e usare un connettore jack maschio per collegarlo alla plafoniera.
​Completati tutti i collegamenti elettrici, ho montato il coperchio della plafoniera, fissandolo con delle viti al telaio in alluminio.

Infine ho fissato la lastra di plexiglass da 2mm sul fondo della plafoniera per proteggere i led dall’umidità e dagli schizzi.
Collegamento dei led
Collegamento dei led
Collegamento al Jack femmina
Collegamento al Jack femmina
Posa coperchio e protezione led
Posa coperchio e protezione led
Plafoniera finita
Plafoniera finita
Vi assicuro che ci è voluto veramente tanto lavoro ed anche un importante investimento economico, ma le soddisfazioni sono state altrettanto abbondanti.
Ho impostato la durata totale del fotoperiodo ad 11 ore, diviso in questo modo:
  • 6 ore e mezzo con i led tutti accesi al 100%
  • le altre 4 ore e mezzo sono dedicate alle fasi di alba e tramonto, molto lente e divise in parti uguali
Subito dopo il tramonto si accendono i led blu per circa 10 minuti prima dello spegnimento completo.
Con la mia centralina posso modificare a mio piacimento la durata del fotoperiodo, impostando fino a 25 fasce orarie per ogni singola linea di led, regolandone flusso luminoso in percentuale e durata.
Nell'insieme, la plafonieta dispone di 8 linee con 9 led per ciascuna linea e quindi un totale di 72 Watt.
Ho utilizzato diverse gradazioni Kelvin per garantire alla mie piante il miglior spettro di luce possibile ed in particolare ho utilizzato il 15% di led a 3500 Kelvin, il 15% di led a 4000 Kelvin, il 60% di led a 6500 Kelvin e il 10% di led a 8000 Kelvin.
Schema dei led
Schema dei led
Qui a fianco lo schema dei led.
Il 6 rappresenta i led a 6500 Kelvin
Il 4 rappresenta i led a 4000 Kelvin
L'8 rappresenta i led a 8000 Kelvin
La R rappresenta i led rossi.
Un particolare ringraziamento per l'aiuto nella realizzazione và a mio padre e mio zio Filippo, preziosi punti di riferimento per disponibilità, precisione e manualità (senza considerare l'attrezzatura tecnica in loro possesso e che non ho dovuto acquistare).

L'allestimento del plantacquario

Prima di iniziare qualunque operazione volta alla realizzazione del layout vi consiglio di posizionare un tappetino di gomma morbida, spesso almeno 2-3 mm, sotto la vasca in modo tale che qualunque pendenza venga attutita. Lo trovate in qualunque negozio brico e fai da te.
Successivamente procedete ad un'accurata pulizia dei vetri. Il pericolo delle ditate e della polvere è sempre in agguato. Sistemate la vasca nella sua posizione finale e con una pezza umida togliete le impurità più grossolane e subito dopo, con un foglio di giornale, prendete un pò di Vetril, e pulite l'esterno della vasca. Mi raccomando non usate alcun prodotto per la parte interna in quanto finirebbe in acqua se non viene poi risciacquato per bene.
Per l'allestimento del mio acquario ho seguito in linea di massima il manuale ADA, rivisitandolo e adattandolo alle mie necessità. Ho utilizzato del lapillo vulcanico di granulometria 2-3 centimetri, ben lavato e risciacquato per evitare che l'acqua della vasca diventasse torbida al momento del riempimento. Il lapillo infatti è pieno di terra e polvere che, se non eliminata con un bel lavaggio, finisce tutta in acqua. Ho acquistato un sacco da 10 kg in un comune centro di bricolage e giardinaggio risparmiando anche sul costo rispetto ad altri prodotti commerciali e specifici per acquari.
Il lapillo vulcanico ha una funzione drenante e filtrante, infatti, essendo molto poroso, permette la perfetta circolazione dell'acqua e l'insediamento di batteri buoni che aiutano il fondo fertile e le radici delle piante.

L'ho posizionato sul fondo della vasca e sopra ho posto una rete verde da giardinaggio, in plastica, a maglie larghe 1 centimetro. Perchè? Solo per una questione di utilità e funzionalità. Qualora dovessi decidere di togliere qualche pianta e quindi sradicarla non alzerò anche il lapillo vulcanico e non lo farò mischiare con il substrato. Cosa non poco importante, qualora volessi riallestire il mio acquario e volessi riusare il substrato posso raccoglierlo evitando di trovare un mix di lapillo e substrato.
Prima di versare in vasca il fondo ADA Amazonia ho seguito, come già detto, le regole di allestimento dichiarate da ADA, modellandole alle mie esigenze, soprattutto economiche.
In pratica, con
 l'apposito dosatore, ho cosparso il lapillo vulcanico di piccole porzioni di ADA Bacter 100 che, secondo la descrizione fornita dall'azienda, <<è il prodotto fondamentale per creare il substrato vivo degli acquari ADA. Contiene più di 100 diverse specie di batteri in stato latente che si attivano a contatto con l’acqua. Migliora le condizioni del substrato e dell’acqua dell’acquario, inoltre stabilizza l’ecosistema che viene a crearsi>>.
Sul lapillo vulcanico ho spolverato anche un pò di carbone attivo in polvere che ha sostituito il Clear Super di ADA. Il suo scopo è quello di assorbire tutte le sostanze organiche in eccesso favorendo il funzionamento del substrato.
Come substrato ho utilizzato un fondo allofano ed in particolare l'Ada Aqua Soil - Amazonia. Ne ho utilizzato ben 3 sacchi da 9 chilogrammi ciascuno, creando un fondo alto dai 7-8 cm sul davanti ai 10-11 cm sul retro.
Posizionare il fondo in questo modo, cioè in leggera "discesa", permette di conferire maggiore profondità al nostro layout e secondo il mio personale punto di vista ha anche una funzione importante in favore delle piante.
Le piante che, infatti, posizioneremo sul retro avranno radici più lunghe e robuste proprio perchè trattasi di piante che crescono in altezza e imponenza e necessitano di maggiore substrato in termini di altezza per poter radicare e ancorare bene. Mentre le piante che metteremo in primo piano saranno piante un pò meno robuste e quindi con un apparato radicale più delicato e "docile" al quale basteranno pochi centimetri di substrato.
Come componenti di arredamento ho utilizzato delle rocce laviche, direttamente raccolte alle pendici dell'Etna. Le ho lavate e rilavate diverse volte per fare in modo che tutta la polvere presente all'interno dei pori uscisse fuori e non mi inquinasse l'acqua.
Poi ho utilizzato una radice di Giava o legno di Sumatra. Ho cercato a lungo prima di trovarla della forma giusta. La mia intenzione era quella di ricreare una sorta di alberello e quindi capite bene che non è stato semplice trovare la forma adatta. Fortuna ha voluto che in un piccolo negozio c'era quella che cercavo, da me poi un pò modificata. Ho siliconato alla base una pietra lavica in modo che facesse da peso e la facesse affondare. Poi l'ho lavata per bene e tenuta a mollo per 48 ore in modo che si inzuppasse. Successivamente nella parte sopra ho legato, con del filo da pesca sottile, del muschio, in particolare dello Spiky Moss. Per fare questa operazione però potete usare anche del filo di cotone spesso, magari di colore verde o marrone, in modo che si mimetizzi.
Ho utilizzato anche delle noci di cocco per ricreare dei nascondigli per i miei pesci e caridine. Con un trapano ho fatto due buchi agli estremi opposti e ho fatto uscire il liquido all'interno; con una serra a nastro le ho divise a metà e poi le ho pulite all'interno eliminando la polpa. Anche in questo caso usate la massima accortezza e quindi lavate bene l'interno e dopo averlo carteggiato con della carta-vetro lavate anche la parte esterna. Sempre con il trapano ho eseguito dei fori su ogni singola noce in modo tale che potessi far passare il filo da pesca per fissare lo Spicky Moss. Anche le noci di cocco sono rimaste a mollo per 48 ore in modo che si imbibissero d'acqua e non galleggiassero dentro la vasca.
LE PIANTE

Posizionate le rocce, l'alberello e le noci di cocco sono passato alla piantumazione.
Ho iniziato con poche specie di piante, ma con l'idea chiara di voler realizzare un pratino nella parte anteriore.
Come flora ho utilizzato la Glossostigma Elatinoides e l'Eleocharis Acicularis per il prato. La Pogostemon Helferi per la parte intermedia. Mentre per la parte posteriore ho utilizzato Rotala Rotundifolia, Proserpinaca Palustris e Didiplis Diandra.
Erano tutte piante in vasetto provenienti da coltivazione emersa. Le piante che provengono dalla coltivazione emersa hanno un pò di difficoltà in più nell'ambientamento e nell'attecchimento poichè passano da uno stato di emersione a quello in cui vengono totalmente immerse in acqua. In questi casi il mio trucco è la pazienza e attendere che la pianta si ambienti, reagisca e cominci a crescere.

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Prima di procedere alla piantumazione ho dovuto liberare le piantine dalla lana di roccia in cui erano allocate facendo particolare attenzione a non traumatizzare troppo la pianta per esempio strappando le radici incastrate. Si consiglia sempre di sciacquare bene sotto acqua corrente le radici e se sono troppo lughe tagliarle della stessa misura con una forbice ben affilata che non strappi ma esegua un taglio netto e pulito. In questo modo la pianta è portata a rinfoltire il suo apparato radicale e quindi ne risulta stimolato il processo di crescita.
Per la piantumazione ho utilizzato strumenti tecnici tipici di questo hobby, le famose pinzette in acciaio inox lunghe dai 25 ai 28 centimetri.
Ho liberato le piante dalla lana di roccia e ogni singolo vasetto è stato diviso in piccoli mazzetti. In questo modo ho potuto piantare ogni singolo mazzetto o stelo a circa 2-3 centimetri l'uno dall'altro e far si che crescesse un folto gruppetto della stessa specie di pianta. Mi raccomando togliete bene la lana di roccia dalle radici delle piante sia per poterle dividere in piccoli mazzi sia per garantire un corretto sviluppo dell'apparato radicale ma anche per evitare che pezzi di lana possano salire dal fondo in acqua e danneggiare e far male a qualche pescetto.
Dopo aver posizionato le singole talee al loro posto ho provveduto a riempire la vasca di acqua. In particolare ho usato acqua RO (osmosi inversa) per il 50% e acqua di rubinetto decantata 24 ore per la restante parte. In tal senso non esiste una regola assoluta. C'è chi usa solo acqua RO, chi usa solo RO corretta con appositi sali in modo da ottenere sin da subito i valori di gh e kh desiderati e ancora chi usa solo acqua di rubinetto. Io ho usato una tecnica mista RO + rubinetto.
Per riempire la vasca ho recuperato un pezzo di naylon (va bene anche un sacchetto abbastanza grande aperto a metà); l'ho steso su tutta la superficie del substrato e sopra ho posizionato una vaschetta di polistirolo (tipo quella usata per la carne nei supermercati) e ho iniziato a versare l'acqua. In questo modo ho evitato che l'acqua smuovesse il fondo o sradicasse le piante appena posizionate, ma cosa più importante pochissimo pulviscolo si è sollevato e sporcato l'acqua stessa. Appena finito di riempire ho versato un attivatore batterico e avviato il filtro. Dopo circa 4-5 ore l'acqua era perfettamente cristallina.
Il mio Askoll 400 new generation oltre alla spugna laterale, ove ho aggiunto uno strato di lana di perlon per un maggiore filtraggio, ha ben 4 cestelli. Quello più in fondo l'ho riempito con lapillo vulcanico e gli altri 3 cestelli solo con cannolicchi in vetro sinterizzato in modo da avere una grossa superficie per la flora batterica. Nel prefiltro Sun Sun invece ho inserito, in ordine, spugna, carbone attivo e spugna.
Impostata la Co2 con 20 bolle minuto ... così è inizito il ciclo del mio acquario da 180 litri.
L'EVOLUZIONE DELLA VASCA NEL TEMPO
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05 aprile 2014 avvio della vasca.




10 aprile 2014
. Ho piantato il prato di glossostigma e le ultime piantine sul retro.



11 aprile 2014
. Alcuni dettagli della vasca: rocce, piante...
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17 aprile 2014
. Le piante reagiscono bene e cominciano a fare nuove radici.
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30 aprile 2014
. Le piante hanno iniziato a vegetare e crescere. Ancora nessuna fertilizzazione.
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02 maggio 2014
. Le piante si infoltiscono e anche il prato si espande. Inizio fertilizzazione con Ada Step 1.
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08 maggio 2014
. In soli 6 giorni un'esplosione delle piante. Inserimento primi pesci (neon).
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11 maggio 2014
. La rotala rotundifolia e la didiplis diandra sono esplose.



22 maggio 2014
. Le piante sono in continua crescita e anche lo Spiky moss comincia a crescere.
Tra il 2 e il 3 maggio 2014 (vedi foto sopra) ho riscontrato un piccolo problema in vasca: sono apparse le famigerate alghe filamentose.
Avevano iniziato a colpire l'eleocharis acicularis e successivamente si erano ingrandite e avevano aggredito anche la glossostigma e la proserpinaca palustris.
Ho innanzitutto diminuito la durata del fotoperiodo e sospeso del tutto la fertilizzazione. Ho rimosso il "grosso" delle alghe con uno stuzzicadenti, arrotolandone i filamenti; ho tentato di aspirare con una siringa da 20 ml i filamenti più resistenti e quelli fluttuanti in acqua.
Eliminata la parte più grossolana ho iniziato un trattamento spot con il perossido di idrogeno, comunemente chiamato acqua ossigenata (H2O2). In pratica ho usato una siringa sterile con la quale spruzzavo l'acqua ossigenata direttamente sulle alghe. La dose che ho adottato è di massimo 30 ml ogni 100 litri di acqua, ossia 0,3 ml ogni litro di acqua in vasca. A filtro spento, utilizzando la siringa ho spruzzato l'acqua ossigenata sulle alghe filamentose e dopo circa 30 minuti ho provveduto ad eseguire un parziale cambio d'acqua del 10-15%. Il trattamento che vi ho spiegato funziona anche con le BBA, ovvero le alghe a pennello. Ho eseguito questo trattamento per circa 3 giorni consecutivi. Ho notato immediatamente dei miglioramenti, infatti le alghe erano molto sbiadite e le ho eliminate quasi completamente. Purtroppo la proserpinaca era stata attaccata massicciamente e quindi non sono riuscito a salvarla del tutto e ho dovuto potarla, elimando gli steli e le foglie aggredite. Mi raccomando, questo metodo porta ad ottimi risultati ma dopo 3 giorni bisogna sempre interrompere il trattamento e solo dopo altri 3 giorni di riposo si può ricominciare il trattamento con il perossido di idrogeno, rispettando sempre la stessa "posologia". Questa tecnica ha sicuramente dei vantaggi sotto il profilo economico e può essere applicata anche in presenza della fauna ma le controindicazioni riguardano la flora più delicata e soprattutto i pesci ... potrebbero risentirne gravemente e per questo consiglio di centellinare il più possibile la quantità di H2O2 da usare.
Ovviamente non rispondo di alcun risultato nelle vostre vasche in quanto si tratta della mia personale esperienza sulla vegetazione della mia vasca. Come detto nella "home" ogni acquario è un mondo a sè, con i suoi valori dell'acqua, la sua vegetazione, la sua luce, il suo fotoperiodo, il suo fondo etc...etc...
Ciò che è importante capire è la causa della comparsa delle alghe. Nel mio caso si è trattato di un errato dosaggio del fertilizzante Ada Step 1. Ne fornivo in quantità eccessiva alle piante rispetto al loro status di starter, ossia piante coltivate in emersione, immerse da poco tempo e in fase di adeguamento, attecchimento e iniziale crescita. Eliminato il problema ho ripreso la fertilizzazione e riportato il fotoperiodo alla sua durata iniziale.


26 giugno 2014
. Ho potato la rotala rotundifolia perchè ormai aveva raggiunto il pelo dell'acqua. Le Japonica mi avevano totalmente divorato le pogostemon helferi e così ho acquistato talee di nuove piante per riempire la vasca. Ho acquistato: rotala nanjenshan (in basso a sinistra), hottonia palustris (in basso a destra) e eusteralis stellata (dietro l'hottonia).

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